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Ricalcolare il percorso dei nostri pensieri: la comprensione di Giuseppe

20 Dicembre 2015 in Le catechesi di Padre T. 0

La nostra mente è molto potente. Constata, percepisce e intuisce molte cose. È stata disegnata così, capace di avere un contatto autentico con la realtà. La definizione filosofica di “verità” è la «conformità dell’intelletto con la realtà»

Questa conformità presuppone non solo l’elaborazione di concetti, ma anche la formulazione di giudizi. Unendo i concetti, qualifica la realtà che osserva, penetrando in qualche modo al suo interno. La parola intelligenza indica precisamente questa capacità di leggere dentro (intus legere) le cose e a volte anche le persone.

Sfortunatamente il nostro pensiero non è sempre benevolo. A volte gioca con un’audacia e una rapidità che non gli si confanno. Soprattutto quando formula giudizi negativi sugli altri, senza conoscere come stiano le cose realmente. È quello che in termini morali si chiama giudizio temerario.

Giuseppe era un uomo buono. Il Vangelo dice che era giusto. Nonostante ciò, quando si rese conto che Maria, sua promessa, era in attesa di un figlio, non avrà potuto fare a meno di pensare ad altro che a un’infedeltà. Nella sua bontà di cuore, tuttavia, non progettò nessuna punizione contro Maria. Decise solo di ripudiarla in segreto, secondo un procedimento che era permesso dalla legge di Mosé.

Un angelo, però gli apparve in sogno e gli rivelò la verità: «Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo». Quindi ricalcolò tutto. Nella sua mente si aprì una nuova strada, che aveva una spiegazione misteriosa però realizzabile senza appello: Maria era vergine e madre; il bambino che aspettava era il Salvatore e lui era l’eletto per proteggere entrambi, il custode della Sacra Famiglia, che si costituiva in quel momento.

Il caso di Giuseppe è interessante. Ci insegna che dobbiamo frenare i nostri giudizi sugli altri; che dobbiamo ricalcolare i nostri pensieri per non emettere giudizi equivoci, o ancora di più per non ferirle né offendere la loro buona fama. Ci insegna a cercare sempre nuove strade che permettano di giustificare qualunque aspetto negativo, anche li evidenti agli altri.

La carità di pensiero consiste nel ricalcolare i nostri giudizi sugli altri per trovare il percorso giusto. Un percorso che evidentemente avrà volti e storie, perché la linea retta, quando si tratta di emettere un giudizio sugli altri, è sempre molto ingiusta, secondo l’aforisma latino «summum ius, summa iniuria» (somma giustizia, somma ingiustizia). Giuseppe ci insegna che, solo con la misericordia, è possibile comprendere e giudicare gli altri nella verità.

Nessuno ha un giudizio più obiettivo di quello di Dio. E nessuno ha più misericordia di Lui. Un antico quadro bizantino del volto di Gesù, del secolo VI, mostra gli occhi di Gesù uno diverso dall’altro. Bisogna dire che entrambi gli occhi sono grandi e penetranti. Secondo gli interpreti dell’arte sacra, l’occhio destro è quello della sua visione obiettiva; quello che scopre la nostra verità, la nostra realtà, così com’è, con le sue grandezze e le sue miserie; si potrebbe dire che sia l’occhio critico di Dio. Però l’occhio sinistro è più grande e penetrante del destro. Rappresenta lo sguardo compassionevole e misericordioso di Gesù. È l’occhio che vede oltre le azioni obiettive, per entrare nella soggettività di ciascuno e da lì comprendere e accogliere tutta la nostra realtà.

Questo Natale può essere una buona occasione per riflettere sul percorso dei nostri pensieri, soprattutto quando tendono a giudicare le miserie e i limiti degli altri, anche quelli reali. Bisogna dire che il peccato – il nostro e quello altrui – continua a essere parte del nostro vissuto quotidiano e crea, a volte, situazioni molto tristi, anche terribilmente drammatiche. Il male – reale o apparente – si vince con la verità. Però non una verità solo “obiettiva”, perché sarebbe una verità a metà. La verità completa, su qualunque essere umano, la apporta la Misericordia. Sant’Agostino ha un’espressione molto saggia in questo senso: «Non vince che la verità, però la vittoria della verità è la carità». San Giuseppe ci aiuti con la sua personale esperienza, a ricalcolare i nostri pensieri in questo senso, per farli più comprensivi, più misericordiosi e quindi più veri.

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