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Dieci parole di libertà

14 ottobre 2014 in Le catechesi di Padre T. 0

Cominciando il cammino che ci condurrà ad approfondire i contenuti essenziali della nostra fede, scopriamo innanzitutto che il primo comandamento della tradizione cristiana non corrisponde esattamente alla prima parola di Dio pronunciata sul Sinai. In Dt5,6 vediamo che Dio si presenta, ci dice chi è:

«Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile».

Prima dei comandamenti, prima della legge, prima della morale, Dio ci parla di una relazione. La prima parola è Dio che parla di un possesso, di un possesso di Dio da parte tua. C’è un solo Dio e questo Dio è il tuo Dio. I dieci comandamenti non sono le condizioni per la vita cristiana, sono le conseguenze. Se conosci qualcuno, gli vuoi bene e vuoi stare con lui, ti comporti di conseguenza. Se hai una relazione con qualcuno in quanto padre, amico, fratello, ti comportai con lui di conseguenza, come un padre, amico, fratello. L’unica condizione della vita cristiana l’assume Dio davanti a noi: lui è il nostro Dio e questa è l’unica condizione. Non ci impone nulla, vuole solo stare con noi, entrare in relazione con te.

Un antico midrash ebraico racconta la storia di un uomo che entra in una città e proclama al popolo che darà loro delle leggi. Lo cacciano, come prevedibile, ma lui torna più tardi in incognito e costuisce strade, ponti, acquedotti, case, strutture sanitarie. Poi raduna di nuovo il popolo e proclama che darà loro delle leggi. Ora il popolo lo accoglie, lui e le sue leggi.

Come si può obbedire a uno sconosciuto? Come puoi obbedire a qualcuno che non conosci e che non ha fatto nulla per te? L’esistenza umana è fatta di cortine e muri di separazione. A volte sono ruoli, appartenenze, culture. La prima parola del decalogo è solo Dio che conferma una relazione. C’è qualcuno che parla con te, che sta perforando il tuo sistema di autocontrollo per raggiungerti lì dove sei, dove ti difendi, nel bunker del tuo io profondo, nell’intimità dell’essere tu davanti a Dio. Una parola sta cercando di scavare nei tuoi schemi, nei tuoi preconcetti, nelle tue ideologie, credenze, motivazioni, immagini e contenuti.

Dio comincia a parlare con te dicendoti che non ha senso una fede vissuta obbedendo a uno sconosciuto. Non ti chiede di fare le cose tutte giuste, di obbedire a dei precetti. Dove si trova la forza per fare bene le cose? Molti, nella fede, hanno l’esperienza di una fatica, di un cristianesimo da ernia spirituale, fatto di cose per forza, fatto di sforzi, un cristianesimo emaciato, faticato, patito, infelice, pesante. Dietro al carro ci stanno i buoi: ci deve essere qualcosa che tira le azioni. Fare le cose per qualcuno che non conosci è pesantissimo.

Chi è Dio per te? È qualcuno che per te ha fatto qualcosa? Lui dice che ti ha liberato da una condizione servile in cui ti trovavi. È vero questo? O forse Dio non lo hai incontrato ancora e questo atto di liberazione non è ancora avvenuto?

Cerchiamo di entrare nella Scrittura, c’è qualcosa da spiegare, dispiegare, bisogna scrutare la Parola di Dio perchè possiamo penetrarne il senso. Si tratta di entrare nella carne del Figlio di Dio che è Parola incarnata. Facciamolo pian piano, per scoprire il senso della Legge e il contenuto profondo di questa relazione che Dio, il tuo Dio, con te ha scelto di assumersi.

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