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Una parola di sincerità

27 ottobre 2015 in Le catechesi di Padre T. 0

Abbiamo visto con la fedeltà che attraverso libertà, autenticità, maturità, fecondità, generosità, siamo entrati in modo concreto nella relazione che abbiamo con noi stessi, con gli altri e con Dio. Il vertice dell’esperienza umana è camminare nella verità, che si rivela in Cristo, Verità incarnata, come pienezza della vita cristiana.

Dire falsa testimonianza, mentire, ingannare, mascherare la verità è un peccato grave perchè attenta alla vita divina, è contrario alla grazia. Dio che è Verità e Vita non può abitare in uno spirito umano che nega la verità. Non dire la verità è una tentazione molto diffusa, perchè la verità che ci fa liberi è spesso una verità costosa. Il mondo ci sfida in modo continuo a non dire verità che costano benefici, vantaggi, occasioni che dobbiamo essere disposti a offrire per amore della verità, per esercizio di libertà, per diritto divinio, come figli di Dio.

Diverso dal non dire la verità, che si configura spesso come un’omissione, è il peccato di mentire, dire il falso, in modo ancora più grave quando ci è chiesto di confermare o di negare un evento o un giudizio su qualcosa o su qualcuno che sia di nostra competenza e per cui siamo chiamati in causa legittimamente. È l’ambito della responsabilità diretta e personale. La menzogna nasce da un’infiltrazione maligna nella nostra intelligenza che ci offre qualcosa ed esplode nel peccato quando lo assecondiamo. Nel giardino dell’Eden, Satana attua un’astuta manipolazione mettendo Dio in cattiva luce rispetto a Eva, distorce la realtà delle cose, dice che “di tutti” gli alberi del giardino non avrebbero dovuto mangiare. Eva lo corregge, ma per il solo fatto di entrare in dialogo con la tentazione maligna ha già assecondato l’immagine distorta di Dio e dice che l’albero vietato era solo uno e che “non lo dovevano toccare”, pena la morte. Ma questo non era vero. Distorta l’immagine di Dio è già fragile la relazione, instabile il cuore, lo spirito vacilla e il peccato entra nel mondo.

Il settimo comandamento è una parola di sincerità. Ti chiede di difendere costantemente la relazione che hai con Dio aldisopra di qualsiasi vantaggio o beneficio di piacere e interesse che possa ricavare. La prova della verità è la prova della vita quotidiana, vissuta con umiltà, senza cercare di arrivare primi a discapito degli altri, senza giocare con le cose, con le persone e con gli avvenimenti distorcendoli per una migliore posizione della tua figura, dei tuoi cari, del tuo lavoro, della tua missione apostolica. Mascherare una menzogna con un atto di culto è peccato contro lo Spirito Santo, per questo non c’è perdono davanti a Dio.

Nel Giubileo della Misericordia ci è data l’occasione di metterci davanti allo specchio che è il volto di Cristo e l’immagine stessa di ogni fratello, amico, conoscente, collega di lavoro e compagno di missione. È l’ora della verità, essere sinceri, chiedere perdono e riconciliarsi, perchè la riconciliazione è fare la verità davanti a Dio, ristabilire l’ordine della grazia nelle proprie relazioni e ricominciare una vita nuova in Cristo Gesù.

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