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Ricalcolare il percorso del nostro cuore: la generosità dei Magi

4 Gennaio 2016 in Le catechesi di Padre T. 0

Il cuore è un crocevia di strade; si potrebbe quasi dire un distributore di strade per il quale passano molti percorsi. Le città moderne ne hanno dei bellissimi cavalcavia e ponti, come un tessuto di strade, che offrono alla vista una sensazione di complessità e bellezza al tempo stesso.

Quando si tratta del cuore, la complessità non sempre aiuta, ed è facile perdersi. Il discernimento è fondamentale. Discernere significa consultare il GPS della coscienza, della prudenza, della preghiera per prendere solo strade aperte e non vicoli ciechi, tunnel chiusi o ponti a metà dell’opera, che potrebbero finire nel vuoto.

Il Cuore di Dio, invece, è semplicissimo. Ha un unico percorso di uscita: la via della Misericordia. Questo percorso, man mano che ciascun essere umano gli si avvicina, si ramifica e prende nomi diversi come grazia, benedizione, generosità, perdono, compassione e molti altri ancora.

Anche i Magi d’Oriente, di cui parla l’evangelista Matteo hanno seguito un solo percorso. Secondo gli storici, loro erano saggi e astronomi dell’epoca; uomini dediti all’osservazione e al pensiero. Una notte videro apparire una stella molto luminosa. Non sappiamo come, forse per una rivelazione interiore, forse a causa di certe concordanze, giunsero alla conclusione che quella stella aveva un significato: era nato un nuovo re, forse a Gerusalemme. Allora sentirono la necessità di ricalcolare il percorso della loro vita, forse troppo tranquilla e comoda. Decisero di intraprendere un lungo viaggio, usando quella stella come orientamento. Il loro viaggio, però, non sarà un viaggio di piacere e nemmeno di curiosità; sarà, come dice anche l’evangelista, un viaggio di generosità.

La generosità è una bella destinazione ma non è sempre luminosa. Le stelle si nascondono e a volte si confondono. Bisogna essere attenti per scoprire chi e come si può aiutare. Una cosa è certa: nessuno prende la strada della generosità se prima non ricalcola il percorso del suo cuore per seguire gli impulsi dell’amore, perché la generosità richiede innanzitutto un attributo proprio dell’amore: l’osservazione. La carità – spiega Benedetto XVI – parte da un «cuore che vede». I Magi hanno visto una stella e hanno intuito, attraverso di lei, che qualcuno aveva bisogno di loro.

In secondo luogo, la generosità richiede la disponibilità per avvicinarsi. Il cammino dei Magi è stato sicuramente lungo. Come è in genere anche il cammino – a volte solo interiore – che porta fino a coloro che hanno bisogno di noi. Papa Francesco ha insistito sulla necessità di uscire da noi stessi per andare alle periferie esistenziali. In una delle sue lettere dice testualmente: «C’è un’umanità intera che aspetta: persone che hanno perduto ogni speranza, famiglie in difficoltà, bambini abbandonati, giovani ai quali è precluso ogni futuro, ammalati e vecchi abbandonati, ricchi sazi di beni e con il vuoto nel cuore, uomini e donne in cerca del senso della vita, assetati di divino…». Le periferie esistenziali sono tali non perché lontane geograficamente; lo sono perché nessuno vi si approssima, nessuno si fa prossimo, avvicinandosi a quelle ferite e a quelle necessità.

Il percorso della generosità presuppone anche un cuore distaccato: un cuore che ricalcola continuamente il suo percorso per non seguire la strada dell’avarizia, delle compere compulsive, del consumismo irrazionale. I magi non si domandarono se avessero abbastanza oro, incenso e mirra per loro stessi. Semplicemente caricarono i loro animali con quello che avevano e si misero in cammino.

La strada della generosità, infine, presuppone un cuore attento alle vere necessità degli altri. Anche qui è necessario un buon discernimento. Il nostro cuore può cercare le strade più semplici, le più comode, le più gratificanti. È molto facile dare un pane a un affamato e poi mettersi la coscienza in pace. La strada della generosità, senza escludere i gesti semplici e concreti di carità, cerca anche soluzioni di fondo, che non sempre si percepiscono a prima vista. I Magi sono un esempio eccellente. Trovarono un neonato insieme a sua madre, ma non si fermarono alle apparenze, intuirono molto di più. I doni che fecero a Gesù avevano anche un valore specifico, rispondevano a necessità non necessariamente materiali, però erano in sintonia con la triplice condizione di quel Bambino: oro, perché era Re; incenso, perché era Dio; mirra perché era Uomo. Allo stesso modo, molti uomini e donne, oltre a un aiuto materiale, hanno bisogno di un riconoscimento, di una gratificazione, di un’attenzione, di un gesto di approvazione, di un sorriso.

I percorsi della generosità sono infiniti. La Chiesa ha trovato un modo di sintetizzarli nelle cosiddette Opere di Misericordia. Sono quattordici: sette corporali e sette spirituali. Le opere di misericordia corporali sono visitare i malati, dare da mangiare agli affamati, dare da bere agli assetati, accogliere i pellegrini, vestire gli ignudi, visitare i carcerati e seppellire i morti. Le opere di misericordia spirituali sono insegnare agli ignoranti, consigliare i dubbiosi, correggere chi sbaglia, perdonare le offese, consolare chi è triste, sopportare pazientemente i difetti del prossimo e pregare Dio per i vivi e per i defunti. Tutte queste opere sono percorsi che riproducono, ciascuno a suo modo, la grande strada dell’Amore misericordioso di Dio. Ogni uomo è chiamato a percorrere continuamente questi percorsi. Facendolo, il cuore sperimenta normalmente una gioia profonda, perché è stato disegnato proprio per questo. In fondo, il cuore dell’uomo è fatto a immagine e somiglianza del Cuore di Dio; e ci si sente veramente umani solo nella misura in cui si è in sintonia con la misericordia divina.

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