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Perché sono catechista ?

14 settembre 2020 in Formazione 0

Guardati indietro e chiediti: perché ho deciso di diventare catechista? Ogni tanto è importante riguardare le proprie motivazioni, i “perché” abbiamo intrapreso una certa strada piuttosto che un’altra, il “perché” abbiamo fatto una scelta importante nella nostra vita… tra questi c’è il perché sei qui a leggere questo articolo. Sì, perché se stai leggendo questo articolo, in questa rivista, vuol dire che sei o vorresti essere catechista. E se leggi, vuol dire che vuoi saperne di più, speri di “scovare” dei segreti per svolgere al meglio questo ruolo all’interno della Chiesa.

Se scoprirai segreti non lo so, ma, di sicuro, insieme cominceremo a prendere più coscienza di questo mondo. Se ci hai pensato almeno qualche attimo, sicuramente avrai ricordato il momento del tuo sì iniziale.

La chiamata iniziale: “Mi è stato chiesto dal parroco”

Di solito Dio non si manifesta personalmente, ma si manifesta attraverso le vicende della vita quotidiana. Quindi, se sei stata invitata dal parroco, o da qualche sua collaboratrice, sia suora o altre catechiste, ad essere catechista, sei passata per la via normale in cui Dio si rende presente in mezzo a noi: tramite la Sua Chiesa. È vero che c’è chi si sente chiamato diretta- mente a voler prestare questo servizio, ma il più delle volte la richiesta ci viene fatta da persone concrete.

Che deve fare il parroco per poter portare avanti le attività parrocchiali, quando le chiese, come ben vediamo, nel corso degli anni si svuotano?

Semplice: da sempre, cerca, tra le persone che frequentano ancora, qualche aiuto. Con quale criterio? Spesso, il solo criterio della disponibilità di tempo e della buona volontà. E così, tu, o qualcuna delle altre catechiste della tua parrocchia, vi siete trovate lanciate e immerse in un mondo che non conoscevate se non dall’esterno.

La prima sensazione che molte persone hanno sentito è stato quasi un obbligo di dover ricambiare il bene ricevuto da lui e dalla comunità, senza capire fino in fondo cos’è il catechismo. Altre invece, hanno interpretato questo invito come chiamata ad amare e donarsi per i bambini. Chi, ancora, ha subito intuito a possibilità di prestare un servizio alla comunità.

Le motivazioni cambiano nel tempo: cresce l’amore per Gesù

Anche se per molte catechiste indubbiamente Gesù è già chiaro nell’orizzonte del loro servi- zio, il desiderio di far conoscere Gesù ai bambini con semplicità e gioia cresce col tempo. Da catechiste si diventa catechizzate. Questo succede perché prima di essere dei formatori di altri, ci rendiamo conto che dobbiamo essere formati noi stessi.

È lo stesso che è capitato ai tempi di Gesù: due ragazzi, Giovanni e Andrea stavano seduti ad ascoltare le parole di un grande profeta dell’epoca, chiamato Giovanni Battista. A un certo punto, egli indicò Gesù che passava: “È lui che toglie il peccato del mondo” disse con la sua voce possente.

Essi ascoltarono la voce del loro “parroco” dell’epoca, si alzarono, cominciarono a seguire Gesù, senza sapere né chi fosse veramente, né dove fosse diretto.  Ed ecco che Gesù si fermò, li guardò dritti negli occhi e fece loro la grande domanda che fece trasformare la loro vita da cercatori di qualcosa a discepoli: “Che cercate?”. È la stessa grande domanda che Gesù fa ad ogni cristiano, e, in modo specifico, a ogni catechista. Che cerca- te… quando fate catechismo?

E i due giovani, confusi e inesperti risposero con l’unica cosa che veramente avevano nel cuore: “Maestro, dove abiti?”. La loro risposta è una domanda, la domanda di chi vuole conoscere meglio. La domanda di chi ha cominciato a mettersi in cammino, in ricerca, anche se non sa bene di cosa.  “Venite e vedete” rispose Gesù. Non si può spiegare l’esperienza di Gesù, va sperimentata in prima persona.

E così, anche tu, dall’invito iniziale del parroco, sei passata a seguire la chiamata di Gesù. È il cammino che deve fare ogni cristiano. Da piccoli siamo stati battezzati, ma senza alcuna coscienza della Grazia che abbiamo ricevuto. Per quello ci hanno catechizzato, ma forse non abbiamo avuto la consapevolezza ancora del Dono ricevuto. È solo quando cominciamo a seguire Gesù consapevolmente che scopriamo la Sua grandezza. Prima di essere apostoli, cioè inviati a portare la Sua Parola, dobbiamo diventare discepoli, cioè coloro che la Sua Parola la ricevono in prima persona.

Articolo tratto dal nr. 9 di Essere catechisti.

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