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Ministero del catechista: cosa vuol dire e cosa cambia

11 maggio 2021 in Chiesa 0

Lunedì 10 Maggio con un Motu proprio, Papa Francesco ha istituito il Ministero del Catechista. Ma di cosa si tratta? Cosa vuol dire? Che implicazioni avrà questa decisione nella vita quotidiana delle parrocchie di tutto il mondo e in quelle italiane? Da settembre cambieranno molte cose? Tutte le persone impegnate nell’evangelizzazione dei bambini potranno continuarlo a fare come sempre oppure serve un corso?

In questo articolo proviamo a fare un po’ di chiarezza partendo da un presupposto: Papa Francesco ha fatto un gran bel regalo a tutta la Chiesa! La sua decisione, in realtà, va nella direzione di un maggiore impegno e di una maggiore responsabilità dei laici, tema sul quale sia il Concilio Vaticano II sia numerosi altri documenti magisteriali si erano con forza pronunciati. Ma andiamo per ordine e proviamo a capire.

Che cosa vuol dire “motu proprio” e perché il Papa ha preso questa decisione

Con l’espressione latina “motu proprio” (letteralmente: “di propria iniziativa”) si intende un atto, una decisione, un provvedimento che il Pontefice prende in autonomia, e non su proposta di un organismo della Curia romana. Secondo il Codice di diritto canonico infatti, il Papa è dotato di tutti i poteri per esercitare sovranità immediata su tutta la Chiesa universale, su ciascuna chiesa particolare (ad esempio le diocesi) e in materia di dottrina. In base alle decisioni del Concilio Vaticano I, inoltre, il magistero del Papa gode dell’infallibilità in materia di fede e di morale quando viene espresso ex cathedra, cioè quando definisce il dogma di fede o un articolo di morale, oppure quando procede a una canonizzazione.

Che cosa si intende per “Ministero del catechista”

“Antiquum ministerium” (ministero antico, qui il testo integrale) è il nome del motu proprio con il quale Papa Francesco istituisce il ministero del catechista. Si tratta, in effetti, di qualcosa di molto antico. Come ricorda Papa Francesco nel suo testo infatti, i catechisti sono da sempre esistiti ed è proprio grazie a loro se nei primi secoli molte comunità cristiane si sono sviluppate e sono cresciute.

“L’intera storia dell’evangelizzazione di questi due millenni mostra con grande evidenza quanto sia stata efficace la missione dei catechisti” scrive Papa Francesco. Ed è per questo che la decisione di Papa Francesco è in realtà il coronamento di un percorso che ha visto negli anni anche vari contributi da parte di documenti come il Catechismo della Chiesa Cattolica, l’Esortazione apostolica Catechesi tradendae, il Direttorio catechistico generale, il Direttorio generale per la catechesi, il recente Direttorio per la catechesi, unitamente a tanti Catechismi nazionali, regionali e diocesani che hanno messo in primo piano l’istruzione e la formazione permanente dei credenti.

Nella Chiesa ci sono già dei ministeri istituti: l’accolitato e il lettorato, affidati con atto liturgico del vescovo, dopo un adeguato cammino, «a una persona che ha ricevuto il Battesimo e la Confermazione e in cui siano riconosciuti specifici carismi». Si tratta di altro rispetto ai ministeri “ordinati”, che hanno invece origine in uno specifico Sacramento: l’Ordine sacro. Cioè i ministeri ordinati del vescovo, del presbitero, del diacono.

“L’attenzione riservata da papa Francesco alla figura del catechista ha accompagnato, sin dall’inizio, il suo pontificato. Questo Motu proprio ribadisce e sostiene la riflessione su una prospettiva ben precisa di Chiesa che vive in pienezza la ministerialità come un dono” dice monsignor Stefano Russo, segretario generale della CEI.

Cosa cambia e come comportarsi nel frattempo

“Con l’istituzione di questo ministero di catechista, Papa Francesco promuove ulteriormente la formazione e l’impegno del laicato” dice mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Spetterà ai vescovi delle singole Conferenze episcopali decidere l’iter e i criteri per essere catechista. A seconda delle proprie tradizioni locali spetterà alle singole Conferenze episcopali individuare i requisiti di età, studio e le condizioni necessarie per accedere al ministero.

Nella pratica delle nostre comunità parrocchiali è ancora presto per capire cosa cambierà ma una cosa è certa e noi di NET lo ripetiamo sempre nei nostri corsi di formazione per catechisti: non “si fa il catechista” ma “si è catechista”, perché quella del catechista è una vera e propria chiamata, una vocazione all’evangelizzazione.

È da questo che nasce d’altronde la nostra rivista mensile Essere catechisti, che va esattamente in questa direzione: fornire spunti e percorsi di formazione integrale per i catechisti di oggi. E proprio sulle pagine di Essere catechisti che, dal prossimo anno catechetico, sarà possibile formarsi maggiormente in vista di questo ministero attraverso nuove rubriche e contenuti pensati appositamente per la formazione di chi presta servizio nell’evangelizzazione delle nostre comunità.

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