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L’educazione della volontà

25 Maggio 2015 in Dalla parte del bambino 0

Di questi tempi parlare dell’educazione della volontà è impopolare.

Bambini e adulti preferiscono fare ciò che vogliono, ciò che desiderano, piuttosto che ciò che devono. Una corrente di pensiero sempre più seguita incoraggia le mamme a nutrire i lattanti spontaneamente, senza orari, in qualsiasi momento, in qualsiasi luogo, a tenerli costantemente in braccio nei primi mesi di vita, a condividere il sonno nel proprio letto, a evitare qualsiasi accenno di tipo educativo che possa condizionare le richieste del bambino piccolo. Inizia così un “non” rapporto con l’impegno, con la fatica, con le regole e con i limiti che determinerà e renderà più difficile sia l’uso della volontà, indispensabile, per esempio, nella futura vita scolastica del bambino, sia la relazione con gli adulti preposti, con ruoli diversi, alla sua educazione.

Educare la volontà significa educare le facoltà che permettono di decidere e di scegliere. Decidere con chiarezza e prontezza il bene per noi e per chi ci sta vicino, senza tentennamenti, senza cambiamenti di rotta. Scegliere ciò che è bene, rende nel tempo le persone capaci e mature.

Il bambino è portato a scegliere ciò che è più piacevole nell’immediato, senza considerare le conseguenze in prospettiva e pertanto ha bisogno dell’aiuto, del consiglio, della sicurezza di chi si occupa della sua formazione. Chi educa deve partire da un approccio tranquillo, sereno, conciliante per arrivare alla fermezza ed alla decisione, per esempio, di fronte al persistere di un rifiuto.

Gli adulti hanno dei doveri nei confronti dei bambini e non possono mettere in gioco il proprio desiderio di essere graditi, preferiti, scelti a danno della formazione dell’educando. Nel tempo i bambini sapranno capire e stimare gli adulti che li avranno aiutati a crescere capaci di resistere alla fatica, capaci di attingere alla propria volontà per affrontare un problema, una difficoltà.

La volontà, anche se di tipo istintivo e non razionale, si manifesta anche nel bambino piccolo che è molto determinato nelle sue richieste di cura (fame, sonno, igiene. coccole), ma che chiaramente non può tener conto delle ragioni, del punto di vista, delle esigenze di chi gli sta attorno. E’ un percorso molto lungo quello per cui si arriva a rendersi conto dei reali bisogni personali e dei bisogni altrui, ed è chiaro che non riguarda solo i bambini e tanto meno i più piccoli.

Il lavoro educativo in questo senso deve attivarsi iniziando a formare la capacità di aspettare, di avere pazienza, di contenere desideri e richieste.

La prima conseguenza positiva è il raggiungimento di un certo autocontrollo, con la capacità di ascoltare gli altri, di considerare il mondo in modo oggettivo e non solo soggettivo. Imparare a scegliere, a tener conto delle esigenze degli altri in base a norme morali ricevute e fatte proprie, significa poter contare su una volontà capace di determinare la qualità della vita in positivo.

Per sviluppare la volontà è necessario che i genitori e gli altri educatori abbiano le idee chiare sull’argomento e si muovano all’interno del proprio ruolo in modo uniforme circa criteri e principi. Ai bambini, ai ragazzi occorre dare mete da raggiungere, obiettivi da perseguire, motivazioni chiare e per loro comprensibili anche in età di scuola secondaria inferiore, motivandoli nella prospettiva di un bene maggiore. E’ indispensabile saper dire dei NO, ma devono essere decisi e numericamente limitati, riservati a situazioni importanti, senza sprechi e senza abusi, diversamente è impossibile essere ascoltati sia dai bambini che dai ragazzi.

I bambini, i ragazzi restano affascinati dagli esempi di eroismo, di coraggio. Pur senza prospettare loro un futuro di atti eroici , è giusto renderli consapevoli che nella quotidianità, nei doveri di tutti i giorni ciascuno trova il suo campo di eroismo, di coraggio che genera anche gioia e soddisfazione per lo sforzo e la fatica superati.

E’ compito nostro, degli adulti, abituare ad essere forte, ad essere progressivamente responsabile delle proprie azioni chi sta crescendo: è esattamente l’opposto di quanto si verifica oggi tra i ragazzi in età di scuola secondaria inferiore che nel gruppo trovano il luogo in cui scatenarsi, al riparo di ogni responsabilità personale. E’ il fenomeno che genera il bullismo ed i genitori abituati a crescere i figli nella bambagia non riescono a darsene ragione.

I genitori, meglio di tutti gli altri educatori, dovrebbero sapere che educare i propri figli a possedere una volontà forte, decisa significa prepararli ad una vita più felice. L’educazione della volontà ha come obiettivo che ogni figlio si formi nello sforzo e nella libertà personale, perché come abbiamo già affermato crescerà con la capacità di scelte libere. La virtù umana che contribuisce a educare la volontà è la fortezza. L’età della scuola primaria, della frequenza del catechismo, tra i sei e gli undici/dodici anni è il periodo d’oro per questa fatica formativa. In un contesto di esigenza in famiglia, accompagnata da grande affetto, le opportunità che si presentano sono innumerevoli e altamente efficaci:

– dominare un impulso negativo

– ubbidire senza commenti, anzi prontamente

– eseguire e terminare compiti e lezioni nei tempi previsti

– dominare la propria stanchezza per alleggerire quella di un altro membro della famiglia

– essere costanti nell’adempimento di un incarico

– terminare tutto il cibo che si trova nel proprio piatto

e si potrebbe continuare all’infinito riferendosi anche alle altre realtà in cui il bambino trascorre il suo tempo.

Educare non significa perseguitare!

L’arte dell’educatore consiste nel sapere che cosa chiedere, quanto chiedere, perché chiedere e come chiedere a seconda dell’età e delle caratteristiche di ciascuno.

L’uso della forza di volontà non è riservato ai cinquantenni, a chi nella vita ha già affrontato mille difficoltà, ma è un modo per preparare alla vita, già dai primi anni, Persone che saranno capaci, sorridenti, pazienti e molto amate da chi le avvicinerà.

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