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Le porte del cuore

16 giugno 2014 in Le catechesi di Padre T. 0

Carissime catechiste e catechisti, nell’approssimarsi dell’estate vorrei parlarvi della preghiera del cuore, affinché vi accompagni durante le vacanze estive ormai alle porte…

P. Jacques, monaco cistercense, ci insegna che è avvenuto qualcosa di speciale in quei momenti in cui ricordiamo di essere stati davanti a qualcuno o qualcosa come in contemplazione. Al ricordare cosa sentivamo risponderemmo: “Niente. Niente, se non una grande pace interiore, una grande calma e una grande serenità”.

In quei momenti ci siamo situati nella profondità del nostro cuore, nel cuore profondo. Per usare un’immagine, diremo che il cuore ha diverse porte d’ingresso. Sul davanti c’è la porta principale. È la porta per le visite importanti, ci si entra mettendo in subbuglio. Un visitatore che passa attraverso questa porta mette in allarme tutta la casa: effusioni e grande emozione. Un pò in disparte c’è la porta di fianco. Vi si passa più discretamente, senza suonare, senza avviso. Serve per i frequentatori abituali, quelli che non si notano più col passare del tempo. È la porta per quelli che sono di casa.

Alcuni avvenimenti entrano dalla porta principale. Altri, attraverso la porta secondaria. La bellezza delle montagne, di un giaridno fiorito, del mare al tramonto, può entrare una prima volta dalla porta principale, provocando uno scompiglio imprevisto. Allora diciamo: “ero in contemplazione davanti allo sguardo sorridente di un bambino”. Poi, sempre più spesso, la stessa bellezza, gli stessi avvenimenti che una volta ci avevano scosso interiormente, continuano a passare attraverso la porta secondaria, causando solamente una grande impressione di calma interiore.

Anche Dio, talvolta, entrando dalla porta principale si manifesta alla nostra sensibilità che reagisce con la lode e l’esultanza. Poi, man mano che diventa un frequentatore abituale della casa, man mano che ci familiarizziamo con le sue visite, si verifica una specie di sospensione delle emozioni. La sua venuta è allora un momento in cui non c’è più nulla, se non un sentimento di pace. Non è più un glan clamore perchè siamo davanti a Dio, trovarci alla sua presenza. Ormai è di casa.

Soltanto con l’abitudine di tale stato possiamo sempre meglio riconoscerlo… e sempre meno parlarne. La nostra progressiva familiarità con la sua presenza al centro di noi stessi ci distacca dalle nostre emozioni forti per condurci a un altro modo di relazione, meno sensitivo, più interiore.

Siamo sempre nel cuore profondo, l’organo spirituale dove si svolgono le cose più segrete tra noi e Dio. Ma non si tratta di cercare di infervorare l’anima, vivere emozioni intempestive come sospirare e piangere, nè di essere travolti da un uragano interiore che infiammi l’essere. Si tratta piuttosto di vivere uno stato di quiete e serenità, di raccoglimento e di pace, un abituale incontro con Cristo, come ci insegna San Giovanni della Croce:

Tale azione [di Dio], perchè spirituale e delicata, compie un’opera quieta e soave, solitaria, pacifica […]. Questa è la pace nella quale, secondo Davide, Dio parla nell’anima.

Notte Oscura, Opere, Libro I, cap. 9, par. 7

con affetto,

Padre T.

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