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Famiglia e scuola: una collaborazione possibile?

25 giugno 2015 in Dalla parte del bambino 0

Siamo alla fine dell’anno scolastico 2015-2016: è tempo di consuntivi, di bilanci, di riflessioni e di progetti per il futuro. La nuova riforma per la “buona scuola” è ancora in cantiere e dovrà senz’altro superare ostacoli e adattamenti.

Le difficoltà sono oggettive e non è facile conciliare punti di vista, interessi spesso diametralmente opposti, spesso lontani dai reali bisogni di bambini e ragazzi: auguriamoci che durante il percorso legislativo prevalgano il buon senso e la ricerca del bene comune.

Oggi vorrei richiamare l’attenzione su uno degli aspetti che senz’altro dovrebbe costituire la premessa di qualsiasi riforma scolastica ed è la necessità della collaborazione tra la famiglia e la scuola.

Ciascuna delle due realtà deve assumersi le responsabilità del proprio ruolo educativo, nessuno può delegare all’altra quanto le compete, in un clima di stima e di fiducia reciproca tra genitori ed insegnanti.

Nella realtà oggi dominano la scena molti genitori che vorrebbero ottenere risultati efficaci per la crescita dei propri figli tramite i miracoli che dovrebbe compiere la scuola, senza la loro fatica di educatori ed insegnanti che, frustrati da contratti non condivisi, demotivati dalla mancanza di una adeguata formazione in itinere, non riescono a vivere appieno il rapporto con l’alunno nel suo aspetto più impegnativo e gratificante che è quello della formazione integrale della persona, tramite la “trasmissione del sapere”.

Da sempre sostengo che non è possibile insegnare la matematica a Pierino se non interessa Pierino, non si conosce Pierino e non lo si aiuta a conoscersi per migliorarsi.

L’alunno che si trova davanti oggi il docente nelle diverse tappe evolutive, ha caratteristiche, bisogni , aspettative diverse ed è soggetto appartenente ad una società che lo vuole più fragile sul piano affettivo. Non gli manca niente di quello che, in alcuni casi, possiede senza aver avuto il tempo di desiderarlo e senza essere richiamato ad un minimo senso di responsabilità. Spesso però, anche da adolescente, si trova nella condizione emotiva di eterno bambino, dipendente dagli adulti, incapace di affrontare, di sopportare qualsiasi tipo di difficoltà, incapace di avere dei sogni, degli obiettivi impegnativi da perseguire.

Per i bambini più piccoli si tratta di vivere una stagione di capricci molto più lunga ed intensa per mancanza di regole, di certezze, di autonomia e di autostima: una vita vissuta al presente, tipica di chi non ha ancora il controllo delle emozioni.

La fragilità rispetto alla realtà porta a stati d’ansia da prestazione perché i figli/alunni sono comunque consapevoli delle aspettative di papà, mamma e maestre sin dalla scuola dell’infanzia, senza una corretta percezione di potenzialità e limiti, senza la capacità di relazionarsi con i pari e di ascoltare gli adulti in crisi di autorevolezza.

Si ricorre allo psicologo per problemi che sono puramente educativi, che si potrebbero risolvere con un po’ di buon senso e fermezza, nel timore che il fanciullo possa soffrire attraverso l’esigenza educativa.

Prendere atto di una situazione non significa dover soccombere e rinunciare ad agire: è solo indispensabile che genitori ed insegnanti in un clima di rispetto e fiducia reciproca decidano di conoscersi meglio, di collaborare per la crescita di quelle persone di cui per alcuni anni devono condividere la vita, in preparazione agli anni futuri.

Educare un figlio non è un atto opzionale. La famiglia è il luogo naturale dell’educare, del formare perché comporta una maggior vicinanza tra educando ed educatore, perché il figlio ha il diritto di essere educato ed i genitori hanno il diritto/dovere di educare. Essi devono educarsi educando e riconoscere l’aspetto professionale del loro compito che richiede formazione per viverlo nel modo migliore. E’ importante avere idee chiare in proposito.

In alcuni paesi ancora oggi esiste la tendenza da parte della Società , dello Stato ad arrogarsi diritti e doveri che sono propri dei genitori i quali, anche per prossimità biologica, devono vivere in modo naturale la loro funzione educativa. L’educazione in famiglia è un completamento dell’esistenza data perché i genitori sono i co-autori con Dio di ogni nuova vita.

Per questo la scuola non dovrebbe ignorare gli intendimenti educativi della famiglia e contrastarla negli aspetti fondamentali, ma senza sostituirla, dovrebbe assecondarla in stretta relazione. Per questo i genitori, senza condizionamenti, dovrebbero poter scegliere la scuola che maggiormente risponde alle proprie esigenze educative.

Ancora una volta: compito principale della scuola è trasmettere conoscenze formando la persone in crescita, in armonia con la famiglia.

Per concludere, occorre utilizzare i mezzi a disposizione e cercare di favorire:

– la conoscenza di ciascuno per capirne caratteristiche, punti deboli e punti di forza

– lo scambio di punti di vista, di opinioni in occasione di incontri personali tra docenti e genitori

– la realizzazione di un progetto educativo personalizzato e messo in comune perché ciascuno ne tenga conto nel proprio ruolo educativo

– la partecipazione da parte delle famiglie e degli insegnanti agli incontri istituzionali previsti durante l’anno scolastico e a tutte le iniziative che possono essere messe in atto come feste, gite, conferenze formative: sono tutte occasioni che portano a conoscersi meglio e a dialogare

Non è questa la sede e nemmeno il momento per sviluppare in modo esaustivo il tema di queste riflessioni che vogliono essere solo fonte di maggior sensibilizzazione e stimolo per ulteriori approfondimenti.

Valori, conoscenza, cultura, consapevolezza sono gli ingredienti per un’entusiasmante esperienza comune, dove ciascuno possa crescere e migliorare quotidianamente.

In campo educativo è sempre possibile per tutti, bambini e adulti: bisogna volerlo!

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