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Anna: la salvezza viene dai desideri

24 novembre 2020 in Formazione 0

A cura di sr Stefania Baneschi

Suore Missionarie Francescane di Gesù Bambino

Una donna si reca al tempio ogni giorno, per anni, con digiuni e preghiere. Non si stanca, notte e giorno attende, anzi, è il concentrato dell’attesa di Israele. La incontriamo nel Vangelo di Luca (Lc 2, 36-40), è la profetessa Anna e, insieme a Simeone, riconosce nel bambino di Maria e Giuseppe il desiderato delle genti. È anziana ed è vedova ormai da molti anni, ma la sua condizione non è un ostacolo, anzi, ella fa della sua solitudine, del suo vuoto, lo spazio e il tempo di un’attesa smisurata. Di Anna conosciamo l’ostinazione, la speranza, la fede in una pro- messa che non verrà delusa dal suo Dio. In Anna ogni donna riconosce qualcosa di suo perché essa, che ne sia consapevole o no, è custode del fu- turo, ha un legame con la vita talmente forte e radicale che sempre ne afferma il senso, il valore, la preziosità. Anche se troppo lunga ed estenuante fosse la veglia, la donna, come la profetessa Anna, sa che l’umanità può sperare, e che vedrà compiersi la sua speranza nel rivelarsi di un volto, di un nome, una carne da toccare… perché ogni volto, ogni nome, in fondo, è un pezzo dell’Atteso. Anna ha un compito che è quello di non spegnere mai il fuoco dei desideri dentro il cuore. La sua missione è quel- la di far capire, o meglio di far sentire, che ogni vita è al centro di un grande desiderio di Amore, quello di Dio, che non deluderà mai i nostri più profondi desideri. Nel mondo contemporaneo il dramma a cui stiamo assistendo è lo spegnersi dei desideri nelle nuove generazioni. La fragilità della nostra società, la precarietà che i giovani vedono negli adulti e nelle loro scelte, la fatica ad impegnarsi e a credere nel valore dei sacrifici e delle rinunce sono alcuni dei motivi per cui i ragazzi di oggi fanno fatica a desiderare. Alla domanda “quali desideri hai per il futuro?” è triste sentirsi rispondere: “non mi aspetto niente”. Una risposta data per difendersi dalle possibili delusioni. Meglio, allora, non sbilanciarsi troppo, meglio non fare programmi perché sarebbe troppo doloroso, bruciante veder infrangersi i propri sogni. Occorre quindi mettersi alla scuola della profetessa Anna per imparare a riconoscere i veri desideri e custodirli, seguirne la rotta.

Leggi l’articolo completo della rubrica “Donna & Catechesi” sul nr. 11 di Essere catechisti.

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