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Il nuovo anno scolastico e l’educazione dei figli

16 Settembre 2014 in Dalla parte del bambino 0

Siamo a settembre: è tempo di ricominciare! Che cosa?  La vita che riporta ai doveri quotidiani, al lavoro esterno, alla cura della casa, a scuola.

Iniziano le “corse” di ogni giorno per arrivare in orario agli appuntamenti, in orario a scuola, per accompagnare i figli al catechismo, all’attività sportiva, alla casa dei nonni, alle feste di compleanno. Proprio perché siamo all’inizio, cerchiamo di respirare profondamente e proviamo a riorganizzare, almeno teoricamente, la routine delle giornate che attendono la nostra famiglia.

Alle volte la qualità della vita cambia semplicemente perché decidiamo di alzarci mezz’ora prima la mattina e riusciamo a fare una colazione  serena insieme o perché distribuiamo bene gli incarichi a grandi e piccoli per contribuire alla vita di famiglia: ciascuno, in proporzione all’età ed al proprio ruolo, deve contribuire. È importante parlarne e ringraziare insieme il Signore per il periodo trascorso in vacanza e chiedergli di continuare ad accompagnarci nella quotidianità dell’anno che ci attende.

Intanto proviamo a riflettere insieme sulle priorità, su che cosa è veramente importante e ci accorgeremo che alcune ansie, alcune fatiche, alcune corse potranno essere evitate con l’organizzazione ed il discernimento tra ciò che è indispensabile e ciò che è opinabile o addirittura superfluo. L’unico impegno cui nessun papà e nessuna mamma potrà sottrarsi è quello di continuare ad educare i figli semmai avessero ceduto durante le vacanze alla tentazione di… lasciar perdere. Bisogna “rimettere i remi in barca” e guardare avanti in modo positivo.

Il compito è difficile, nessuno lo nega. È difficile perché non conosce tregua, è difficile perché spesso di compie in condizioni non semplici, per gli spazi  in casa, per gli orari di lavoro, per il tempo limitato a disposizione per cui spesso le decisioni vengono assunte sotto la pressione di impulsi vari o per abitudini errate con il rischio di compromettere  l’autorevolezza genitoriale. È difficile perché non esistono ricette infallibili, preconfezionate: ciascun figlio è diverso, l’impegno è diverso. È  però indispensabile cercare di capire cosa passa nella mente di ciascuno, senza pessimismi, senza scoraggiamenti.

Non conosco bambini uguali, non conosco rimedi “uguali” per tutti. Però ci sono principi generali la cui conoscenza evita gli errori più comuni. Purtroppo nella società attuale dominano una grande ansia, una grande attenzione  per la salute fisica e non per quella morale. I due verbi latini “educare” ed “educere” sono parimenti indispensabili ed insostituibili nell’azione educativa e vogliono dire creare, alimentare, nutrire, tirar fuori, estrarre. Essi riassumono tutto l’impegno di chi educa.

Conoscere ciascun figlio, accettarlo per quello che è, trattarlo come se fosse già quello che desideriamo possa diventare, fargli sentire tutta la nostra esigenza e tutta la fiducia che nutriamo nei suoi confronti, costituiscono le premesse senza le quali non si può costruire niente.

La famiglia è il luogo dove è naturale essere accettati come siamo, dove non si è giudicati, dove ogni piccolo miglioramento del figlio è frutto di una fatica condivisa perché anche gli adulti si sforzano di migliorare con la coerenza indispensabile al loro ruolo.

La ragione e la volontà sono i mezzi per conoscere il bene e cercare di perseguirlo. Con l’esempio degli adulti anche i bambini,  anche i ragazzi potranno acquisire “abiti buoni” che, se ripetuti, diventeranno virtù. Durante i prossimi appuntamenti mensili cercheremo di esaminare questi “abiti buoni” alla luce delle diverse tappe evolutive di crescita e rifletteremo su come viverli da genitori, da insegnanti, da figli nella vita di tutti i giorni.

Per gli educatori in generale, ecco una bellissima preghiera di San Francesco: “Dio mio, dammi la serenità per accettare ciò che non è possibile cambiare, la forza per cambiare ciò che deve essere cambiato e la saggezza  per riuscire a distinguere l’uno dall’altro”.

È un augurio per tutti noi, è una meta da raggiungere con perseveranza, con pazienza e con tanta gratitudine per il tempo che ci è donato.

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