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Il dialogo missionario per evangelizzare

24 aprile 2021 in Formazione 0

P. Riccardo Garzari, L.C.

Responsabile www.formareapostoli.com

 

La terza modalità di Cristo per evangelizzare è il Principio Persona a Persona. Questo principio è stato tradotto da papa Francesco nella Lettera Apostolica Evangelii Gaudium nella metodologia che lui chiama Dialogo Missionario e lo descrive così: “Oggi che la Chiesa vuole vivere un profondo rinnovamento missionario, c’è una forma di predicazione che compete a tutti noi come compito quotidiano. Si tratta di portare il Vangelo alle persone che ognuno incontra, tanto ai più vicini come agli sconosciuti. È la predicazione informale che si può realizzare in mezzo a una conversazione e anche quella che realizza un missionario quando visita una casa. Essere discepolo è avere la disposizione permanente di portare agli altri l’amore di Gesù e questo si produce spontaneamente in qualsiasi luogo: in strada, in piazza, al lavoro, in un cammino” (EG n.127).

E nel n. 128 ci parla delle quattro parti di cui è composto questo Dialogo: ascoltare la persona, presentare la Parola, annunciare il Kerygma, fare una breve preghiera.

 

Ascoltare

Papa Francesco ci esorta ad esercitarci nell’arte dell’ascolto (EG n.171). Quando vogliamo evangelizzare qualcuno, cioè vogliamo aiutarlo a incontrare Cristo e farlo diventare suo Discepolo, la prima cosa che dobbiamo fare è ascoltare quello che ha da dirci. Questo comporta molta maturità, perché la tendenza naturale è che ad ogni cosa che ci dicono, ci vengono in mente delle cose collegate, ci sorgono risonanze emotive, e la conseguenza è che interrompiamo “per dire la nostra”, che può essere un’esperienza simile, un “ho capito”, una nostra soluzione al problema che magari ci stanno raccontando. Ma questo non è ascoltare l’altro. È ascoltare le proprie necessità. Ascoltare significa fermarsi, mettere l’altro al centro della nostra attenzione e accoglierlo così com’è. Con i suoi dubbi, con le sue sofferenze, con i suoi difetti. In un certo senso, ascoltare è come amare: lasciare che l’altro esista così come lo ha creato il Creatore. 

Anzi, l’ascolto dev’essere attivo, cioè deve dimostrare interesse. Come si fa? Tramite domande aperte: “Come stai?” (che è diverso da “come va”). “Spiegami meglio”. “Ma come mai questa cosa?”, ecc. E dopo aver posto la domanda, lasciare che si apra il cuore del nostro interlocutore. Se la domanda è posta nel modo giusto e tocca i tasti giusti del cuore, il nostro interlocutore farà uscire quello che di più profondo ha nel cuore.

 

Presentare la Parola

A questo punto, avendo compreso a fondo la storia che ci stanno raccontando, possiamo, se è necessario o utile dare una risposta, illuminare il racconto appena ascoltato con dei brani del Vangelo. Perché facciamo così? Non per essere bigotti ed evangelizzare a tutti i costi. Non per imitare i protestanti. Ma per due motivi molto importanti. Il primo motivo è che a volte i nostri criteri non sono gli stessi del Vangelo e quando siamo presi emozionalmente dal racconto di un altro potrebbe uscire da noi qualche consiglio storpiato dalle nostre paure o da proiezioni. Secondo motivo più importante è che insegniamo al nostro interlocutore dove andare a recuperare i criteri che noi usiamo. Infatti non sono nostri, ma ci sono donati dal Creatore di tutte le cose attraverso la Sacra Scrittura. E qui esce il terzo criterio del Discepolo, che abbiamo visto qualche articolo fa: Trasmettere Cristo. Donando la Parola, stiamo trasmettendo Cristo, così la persona che stiamo evangelizzando comincerà il suo Processo di conversione, attraverso i passi di Conoscere, Imitare e a sua volta Trasmettere Cristo. 

Continua a leggere l’articolo completo sul nr. 16 di Essere catechisti.

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