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Perchè esiste il senso di colpa?

22 giugno 2021 in Pedagogia 0

Di categorizzazione delle emozioni ne esistono molte perché tanti studiosi hanno cercato di semplificarne lo studio e rendere il più possibile fruibili le informazioni che scoprivano. 

Per parlare della colpa ci rifaremo all’elenco stilato da Carroll Izard nel 1991. In un suo articolo, Izard identifica le emozioni di base e le definisce come innate nel senso che le abbiamo dalla nascita e non dobbiamo impararle: rabbia, disgusto, disprezzo, paura, gioia, vergogna, interesse, sorpresa, disagio e colpa. 

Questo mese ci occupiamo dell’ultima: il senso di colpa, ossia il senso di responsabilità personale che una persona si attribuisce in determinate situazioni.

Per quanto molto spiacevole, anche il senso di colpa esiste perché assolve ad alcune funzioni. Nello specifico contribuisce a far aderire le persone alle norme morali, contribuendo all’integrazione dei membri nella comunità e così all’ordine sociale. 

Già si può iniziare a percepire come non stiamo parlando proprio di un’emozione come le altre che abbiamo trattato perché in parte dipende da quello che è norma morale in una determinata comunità. 

Se alla parola “comunità” si sostituisce la parola “famiglia”, intesa come piccola comunità, è facile immaginare che almeno alcuni dei motivi per cui ci sentiamo in colpa sono appresi. Ma non tutti, infatti procurare un danno all’altro è motivo quasi universale di senso di colpa. In pratica ne sono escluse solo persone con gravi patologie di personalità o ritardo mentale.

Nei bambini la mancata adozione di comportamenti moralmente e socialmente accettati viene spesso punita, ma già il senso di colpa è un deterrente alle trasgressioni perché è di per sé innato e sgradevole.

I bambini piccoli, però, provano un disagio associabile al senso di colpa che è diverso da quello provato da noi adulti perché questa specifica emozione richiede tempo per maturare completamente. 

Per questo i bambini prima degli 8-9 anni non hanno chiaro il concetto di “chiedere scusa”: non hanno, infatti, raggiunto ancora una sufficiente comprensione del significato e dell’effetto della reciprocità con l’altro. “Ho fatto questa cosa che ti ha provocato un malessere e questo provoca in me una sensazione sgradevole” è un “discorso emotivo” piuttosto complesso per cui i bambini sentono la sensazione sgradevole ma non hanno chiaro come questa dipenda dal rapporto e dagli accadimenti in cui è incappato.

Passare dall’osservazione che l’altro piange quando accade una determinata cosa ad avere quella che viene chiamata una teoria delle mente dell’altro come diverso da sé, con suoi moti interiori nel cui corso le mie azioni potrebbero avere un impatto, richiede qualche anno.

Nel corso di questo periodo, proprio perché il bambino non ha tutti gli strumenti logici e fisiologici per apprezzare e destreggiarsi in una tale complessità, che poi è quella delle relazioni, è possibile instillare sensi di colpa non necessari o un senso di responsabilità eccessivo se non onnipotente, che si pone obiettivi impossibili da perseguire come la felicità degli altri, genitori in primis. In questo processo è fondamentale il riconoscimento, come dicevamo prima, della famiglia come comunità che crea una cultura in cui il senso di colpa detiene uno specifico significato.

Sono stati distinti alcuni sensi di colpa “fondamentali” che, per la loro capacità di diventare pervasivi nella persona, possono impedire uno sviluppo armonioso. Sono infatti stati correlati all’insorgenza di depressione e disturbo ossessivo compulsivo in età adulta. Mancini distingue tra senso di colpa altruistico, che è quello che si prova quando si ha la sensazione di aver danneggiato un altro a cui si vuol bene, e senso di colpa deontologico, che si prova quando si contravviene ad una norma morale. Il senso di colpa altruistico è quindi interpersonale, ossia ha bisogno di una relazione con una altra persona perché nasca e si instauri

I sensi di colpa interpersonali a loro volta sono distinguibili in quattro tipi, a seconda della responsabilità che si percepisce verso l’altro:

– il senso di colpa del sopravvissuto;

– il senso di colpa da separazione;

– il senso di colpa da responsabilità onnipotente;

– il senso di colpa da odio di sé.

Leggi l’articolo completo della rubrica “La pedagogia delle emozioni” sul nr. 16 di Essere catechisti.

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