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Una parola di autenticità (Seconda parte)

11 febbraio 2015 in Le catechesi di Padre T. 0

La prima parola di Dio era una parola di libertà [Dt5,6]. La seconda, una parola di autenticità [Dt5,7-8]. Si tratta dello stesso argomento, la nostra relazione con Dio che si fa concreta nell’autenticità, essere se stessi davanti a Dio che ci libera dalla condizione servile.

Ti fai un’idea di tuo padre, tua sorella, tuo marito, un’idea del tuo capo, dei tuoi amici. È l’immagine di quello che hai davanti ogni giorno, come lo pensi, lo senti, come ti relazioni con gli altri. Un bel giorno, tuo padre, tua sorella, il tuo capo si comportano in modo diverso da quello che ammiravi, che ti piaceva di loro. Qualcuno ti delude, si comporta male, fa qualcosa che ferisce l’immagine di maternità, di autorità, di amicizia che ti eri fatta. E la vostra relazione entra in crisi. L’idea, da eìdos, che significa idolo, l’immagine a cui avevi prostrato la loro verità è caduta. Un giorno tu stesso ti comporti in modo diverso da come ti conoscevi, ti eri fatto un’immagine di te stesso e un bel giorno ti comporti in modo diverso, non ti riconosci in quello che hai fatto. Ed entri in crisi. La crisi è un dono di Dio, da krino, che significa discernere, è un appuntamento con la verità. Ti è caduta la maschera per i morsi della vita. Se sei deluso è perchè ancor prima eri illuso.

Sei abituato a un’idea di tuo padre, di tuo marito, di te stessa. Te ne sei fatta tante immagini e un giorno ti rendi conto che avevi davanti delle persone reali, con i loro difetti, le loro debolezze e vulnerabilità, i loro vizi e le loro contraddizioni. Il giorno che imparerai a vederti come sei, cadrà la tua maschera e riconoscerai che hai bisogno di un Signore che è Dio e ti insegna a essere con libertà, guardare gli altri senza giudicarli, stare nel mondo camminando nella verità.

Il motore dell’idolatria è la fuga dall’insicurezza, dall’instabilità, dall’insufficienza, dalle nostre condizioni di esistenza come esseri umani. Se fossimo stabili, sicuri e sufficienti a noi stessi non avremmo alcun bisogno di Dio. Ma non lo sopportiamo, e fabbrichiamo immagini di stabilità, di sicurezza e di sufficienza che sono gli idoli davanti ai quali ci prostriamo. È il nome che cerchi di farti per essere riconosciuto dagli altri, la carriera in cui vai di corsa per essere stimato, il corpo che stai manipolando per essere ammirata, gli oggetti di culto mondano di cui ti circondi per essere identificata, per i dèi bella impressione e riconoscimento sociale. Sono immagini che ci fabbrichiamo per essere, quando non stiamo davanti a Dio che è la nostra sicurezza. Ma se ci pensi bene, “il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura?” [Sal27,1].

La misura dell’idolatria, della grandezza di un idolo, è la tua ansia di perderlo. Era la tua illusione di stabilità, la tua idea di sicurezza, la radice della tua zona di confort, il motore della tua schiavitù. Se lo perdi ti smarrisci, non ti riconosci più nella maschera che vedevi ogni mattina davanti allo specchio. Il pericolo della maschera è che se non ti rendi conto che è tutta una vita che la stai portando, quando ti cade ed è ormai troppo tardi ti trovi davanti una faccia senza volto, senza lineamenti, perdi la tua identità e rischi di perderti a te stesso.

Il buio non esiste, in realtà è una mancanza di luce, che sia solare, elettrica o chimico-fisica. La malattia non esiste, in realtà è una mancanza di salute, sono cellule che non funzionano, processi bio-chimici impazziti o disturbati da meccanismi interni o esterni contrari alla loro natura. La natura umana è libera in se stessa ed è fatta per avere fiducia. La paura non esiste: è una mancanza di fiducia. Adamo morde la mela e si nasconde, perchè ha paura. Con il peccato, la paura entra in scena infettando la nostra relazione con il Padre. Se hai paura di dire la verità al tuo compagno, di fare il passo avanti nel lavoro, nella vita, nella tua relazione con lei, è perchè non hai fiducia, in te stesso o nell’altro. La fiducia non si guadagna, questa frase è una menzogna, un’illusione, un atto di dominio. La fiducia si dà, cresce esercitandola nella donazione di sè. La fiducia non si guadagna, la fiducia si dà. Quando viene tradita la si perde, ma si ristabilisce nell’amore, continuando a dare fiducia, per amore, per grazia, per opera dello Spirito Santo che è Dio.

La chiave dell’autenticità è la fiducia. Si esercita dandola agli altri. Come frutto produce fiducia in se stessi e alla fine rivela una profonda fiducia in Dio, santo abbandono. Dare fiducia è un atto di umiltà a cui ci si abitua camminando nella verità.

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