A cura di Pietro Calore
In molti uomini e donne della nostra epoca, una accresciuta sensibilità rispetto al passato verso il mondo vivente ha assunto la forma della difesa della vita animale (consideriamo i movimenti "animalisti"), anche sulla tavola da pranzo (consideriamo il vegetarianesimo e il veganesimo). Laddove questa sensibilità ha permeato anche famiglie cristiane e ambienti ecclesiali, la domanda che ci si è iniziati a porre, tra adulti come tra bambini, è se non sia possibile che gli animali domestici e non, verso cui nel corso della nostra vita abbiamo provato tanto affetto, troveranno posto con noi in paradiso.
In quanto catechisti è importante essere consapevoli di questa sensibilità e delle sue radici sociali per non commettere l'errore di affrontarla con adulti e ragazzi in modi sbrigativi e semplicistici — in una parola, insensibili o, peggio, lesivi della loro sensibilità: atteggiamenti repulsivi che non possono trovare spazio nella catechesi.
Andando al sodo della questione, dico fin da subito che la risposta che possiamo dare a tale quesito è: sì, ritroveremo i nostri cari animali in paradiso. Tuttavia, dal punto di vista didattico, mi preme sottolineare come questa risposta debba essere accompagnata, sia con i grandi che con i piccini, da delle spiegazioni che permettano di evitare due grandi fraintendimenti:
- Il primo fraintendimento consiste nel non mettere a tema con i nostri catechizzandi, come premessa a ogni successivo ragionamento, che per ritrovare i nostri animali in paradiso bisogna che ci andiamo noi per primi.
- Il secondo fraintendimento consiste nel far passare il messaggio, teologicamente scorretto, che esista una uguaglianza ontologica fra esseri umani e esseri animali: insomma, che siano uguali. È un dato di fede molto sicuro, fondato sulla Sacra Scrittura e confermato dalla Tradizione, che gli esseri animali, a differenza di quelli umani, non abbiano l’anima. Dio nella Genesi crea solo l'Uomo a sua immagine e somiglianza (Gen 1, 27) e solo di lui dice che è cosa «molto» buona (Gen 1, 31); solo nell'Uomo infonde l'«alito di vita» (Gen 2, 7); inoltre l’uomo stesso trova un sostegno che gli sia «simile» solo nella donna e non negli animali (Gen 2, 20,23); solo l’uomo è stato fatto «poco meno degli angeli», dice Davide (Sal 8, 6). Tutto ciò sta a significare uno stacco qualitativo tra l’Essere Umano e gli esseri animali. Nel Nuovo Testamento Gesù stesso dice: «voi valete più di molti passeri!» (Lc 12, 7).
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