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I canti per la Quaresima (2)

5 Marzo 2015 in A suon di musica 0

canti_quaresimaL’aula in cui si fanno le prove del coro è stata dotata di un piccolo impianto Hi-Fi: noto che c’è una certa aspettativa da parte dei bambini! Questi sono raddoppiati di numero ed in mano hanno i fogli con i testi dei canti.

Faccio conoscenza con i ragazzini che non avevo già incontrato (perché non bisogna trattare un coro come una massa indistinta di anonimi) e propongo di cominciare ascoltando qualcosa. I “nuovi” sembrano perplessi… Allora mi spiego:

“La mia maestra diceva che per saper scrivere bisogna… leggere! Infatti quando uno legge, assimila senza accorgersene tante informazioni utili per la scrittura. Allo stesso modo, se ascolterete attentamente la musica, imparerete non solo i brani: imparerete come si canta”.

“Quindi…canteremo con le orecchie?” scherzano. “Sì: cominceremo proprio così!”

Le catechiste hanno scelto il tema del Cammino, dall’esilio fino alla Terra Promessa: dalla paura alla certezza, dalla solitudine alla compagnia, dal deserto alla “casa”.

Ho portato di proposito, per l’ascolto, dei brani in lingua straniera, per essere certa che costituiscano una novità e li costringano a prestare molta attenzione. Ascoltiamo due canti del primo cantautore religioso, p. Cocagnac, che nei sobborghi di Parigi faceva catechismo aiutandosi con la chitarra. Nel foglio ci sono le parole e le traduzioni. “Oh dolce paese di Cana, com’è lungo il cammino verso te!”

* (“Oh doux pays de Chanaan”: https://www.youtube.com/watch?v=_XHOX-AR98U)

I ragazzi riconoscono subito i due elementi principali di questo brano: da una parte, il tema malinconico del ritornello, che esprime la fatica del cammino, e dall’altra il vigore delle strofe, in cui si ripetono le ragioni per cui camminare, in attesa del “mattino di un giorno radioso”, quello dell’arrivo nella città santa.

“Ma come mai – chiede la catechista – anche se sono tristi non si perdono d’animo? Che cosa li sostiene?” “La speranza” risponde subito una bambina.

“Allora noi canteremo anche la speranza” promette la giovane suora.

Il canto successivo che ascoltiamo, infatti, “Les fleuves de Babylone” (dello stesso autore), ha un gioioso ritornello riferito alla Terra Promessa.

** (il CD “Chansons bibliques” è su iTunes, UPC: 3610152539913; la versione in italiano è “La Promessa, Davide e la Buona Novella”, disponibile su iTunes UPC: 3610152539913 e nel sito www.dischiespartiti.com).

Siamo pronti a studiare i primi canti di questo cammino. Uno è il salmo 136 “Lungo i fiumi di Babilonia”: lo stesso argomento del canto appena ascoltato. Il ritornello è semplice: “Mio Dio, di Te come potrei dimenticarmi?” Poi li divido in due gruppi, ai quali chiedo di cantare una strofa ciascuno; e naturalmente di memorizzarle.

“Vedete, il foglietto serve solo all’inizio, per imparare velocemente. Ma poi bisogna metterlo via. Se canterete a memoria, penserete meglio a quello che dite, e lo ricorderete per tutta la vita”. Aggiungo: “E cantandole a gruppi alterni darete maggiore risalto all’Antifona (così si chiama esattamente il ritornello) che si esegue tutti assieme, possibilmente con il popolo”.

Ci serviamo di una base musicale per facilitare l’intonazione. Suggerisco di utilizzare ogni tanto anche dei video-karaoke. Il karaoke è utile per abituarsi a seguire un accompagnamento strumentale, quando c’è (il nostro brano si trova nel canale di YouTube “karaokeebasi”, che ciascuno può consultare anche da solo, per ripassare).

“E ora – prendo la chitarra – cantiamo una canzone che parla del cammino in un linguaggio più attuale e con una musica molto facile… un po’ sbarazzina a dire il vero”. E faccio ascoltare “Camminerò” di Alberto Marani (*** v. “Canti”, Piccola Casa Editrice), il quale la scrisse quand’era studente, non per la liturgia ma per i momenti di assemblea: “Camminerò nella tua strada, Signore. Dammi la mano, voglio restare per sempre insieme a Te”. La imparano in un batter d’occhio.

Alle catechiste segnalo anche il brano “Camminerò verso la fonte” (**** Ed.Paoline), e la canzone tradizionale (originariamente in francese,“Vieux pèlerin”) “Esule vado”.

“Ma…” dico prima di salutarli “questi fogli la settimana prossima non li vogliamo vedere, dovrete già sapere questi canti! Avremo dei nuovi brani…”

È un piccolo impegno per prepararli a vivere responsabilmente il loro compito. Perché nella Chiesa essere cantori è importante.

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