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Catechisti: 3 punti chiave per iniziare alla grande questo 2018!

8 gennaio 2018 in Think BIG! Think NET! 0

Se si improvvisa una professione o un’attività, prima o poi si raccoglie il niente che si è seminato. Essere catechista è molto di più di una professione, è infatti una missione che alcune persone ricevono e che svolgono all’interno della propria comunità, nella semplicità e spesso nell’anonimato. Sei catechista? Ottimo! Allora sarai incuriosito di queste tre cose essenziali per iniziare questo 2018 alla grande. Prima però voglio introdurti con alcune considerazioni.

Credo che nel giorno in cui il parroco ci dona il mandato, ecco, forse proprio in quell’istante davanti a tutta la comunità, riusciamo a cogliere la portata straordinaria di quello che stiamo per fare. Tra tanti, per un motivo o per un altro, abbiamo deciso di essere catechisti. Insisto sulla distinzione “essere” e “fare” il catechista. Il fare catechismo è una conseguenza meravigliosa del tuo essere discepolo di Gesù Cristo, il che richiede che tu abbia con Lui un rapporto vitale, profondo e vero, un rapporto di amicizia. Andiamo a vedere quali sono le tre cose essenziali, ossia il bagaglio prezioso e indispensabile che ogni catechista deve avere.

Primo: Un catechista deve essere un innamorato di Gesù Eucarestia.

Tra tutti i mezzi della grazia, questo sacramento è il più sublime, perché conforma la nostra vita, il nostro pensare e operare con la persona di Cristo!  Troppo spesso nelle nostre comunità c’è chi insegna ma non vive, chi parla ma non è o non si sforza di essere coerente. All’inizio di questo nuovo anno, non c’è miglior metodo per un catechista che cibarsi il più possibile dell’Eucarestia, perché è Lui che vive in te e ti fa accogliere e amare quei bambini o ragazzi con sempre nuove energie. Gesù diceva ai bambini: “Lasciate che i bambini vengano a me”. Questo deve essere lo stesso entusiasmo con cui il catechista accoglie i fanciulli, ma se non sei unito a Lui come potrai far tuoi i suoi pensieri, il suo amore?

Un certo don Bosco affermava: “C’è un solo rimedio veramente efficace per ottenere che i fanciulli si conservino sempre buoni e religiosi: ogni domenica facciano la S. Comunione!”. Pensiero cristallino per chiarezza e profondità, tuttavia se un catechista non vive dell’Eucarestia, manca alla messa della domenica, come possono i bambini imparare ad amare Gesù Eucarestia e desiderare di riceverlo nel giorno del Signore? Ricordo che un anziano sacerdote toscano spesso ripeteva: “Il buon esempio è la miglior predica che convince!”. In quanto catechista devo portare il buon esempio e questo amore appassionato per l’Eucarestia si deve vedere: quando entro in chiesa con la genuflessione, alla consacrazione mi genufletto, alla Comunione rendo grazie con raccoglimento. I bambini vedono se quello che fai rispecchia la tua fede.

Secondo: Un catechista deve essere un esperto del Vangelo.

Scopo fondamentale del catechista è far conoscere sempre meglio Gesù ai propri bambini. Il Vangelo – e in generale tutta la Scrittura – è una fonte imprescindibile di conoscenza di Gesù Cristo. Può forse fare l’avvocato uno che non ha mai aperto un manuale di giurisprudenza? Un ingegnere potrà mai costruire qualcosa se prima non ha studiato? Ebbene per ogni cristiano c’è il Vangelo, tanto più per un catechista. Il catechista deve essere un cristiano che è già in cammino e che, ad un certo punto, è chiamato a diffondere e testimoniare quel Gesù che ha incontrato e conosciuto. Per questo non manchi mai il confronto quotidiano con il Vangelo del giorno, perché fa da bussola al suo vivere nel mondo.

Gregorio Magno diceva: “Impara a conoscere il Cuore di Dio nelle parole di Dio” (Registro delle lettere 5,46). I bambini e ragazzi sono i tesori che Dio ci ha messo tra le mani e attendono da noi una cosa sola: parlare loro di un Dio che li ama e che vuole instaurare con loro una storia di amore e di salvezza. Tutto questo è nel Vangelo, la buona notizia di un “Dio che ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio Unigenito!” (Gv 3,16). Il catechista sia quindi un esperto del Vangelo perché il Vangelo è la vita di Cristo, che è chiamato a raccontare e diffondere, perché diventi anche per quei ragazzi vita per la loro vita.

Terzo Un catechista deve essere ricco di carità verso tutti.

Non è semplice gestire le relazioni con i ragazzi e spesso con i genitori, è un dato di fatto. Tuttavia mai deve mancare quella carità che accoglie tutti e cerca di valorizzare i talenti di ognuno. L’Eucarestia e il Vangelo sono le due colonne che sostengono l’edificio della carità di ogni cristiano. Se mancano è solo un illusione amare, si arriverà ad “amare” per altri fini e non con vera carità. Il catechista deve sempre avere in mente che in ogni persona che incontra c’è Gesù che lo attende, questo ti cambia dentro ed è l’inizio di un cammino autentico. Coraggio allora! Essere catechisti è una meravigliosa vocazione, carichiamo sulle nostre spalle i bagagli giusti e preziosi. Le nuove generazioni attendono testimoni di Gesù e fare catechismo è il luogo privilegiato.

Buon 2018!

di Giosuè Guerra

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